È difficile tornare a scrivere dopo un anno di assenza, è difficile decidere cosa dire o come dirlo. Ho risistemato il template, perché non potevo tornare senza dare una svecchiata al tutto. E ci starebbe bene un post allegro, divertente, che però proprio non mi viene. Il 2007 è stato un anno davvero di merda [per usare un francesismo dei miei], il peggiore mai passato, non solo per me ma per tutta la mia famiglia.
La faccio breve, non vorrei annoiarvi.
A gennaio, epidemia di tigna portata dalle micie nuove...la attaccano a me e a Ofelia quindi mesi di cura, sia per noi che per Cip & Ciop [le nuove..]. Il tutto mentre davo 7 esami.
A febbraio, due giorni dopo il mio compleanno, è morta mia nonna paterna, [l’ultima, visto che i nonni se ne sono andati già da parecchio e la nonna materna non la sentiamo da 9 anni], la sorella di papà ha quindi deciso che adesso ci vuole bene e non riusciamo a liberarcene.
A giugno trovano un tumore al fondo della lingua alla suddetta zia, e quindi risulta ancora più difficile scrollarsela di dosso [sta bene, fin troppo, e imperterrita rompe le palle]. E cominciano le corse per stare appresso a lei, io e papà a fare le trottole.
A luglio il tumore lo trovano a mia mamma, due noduli maligni al seno. Operata, due linfonodi asportati, cinque sedute di chemio tra agosto e novembre, capelli persi e vene del braccio praticamente bruciate. Ora ha cominciato la radio, un altro mesetto e poi cinque anni di terapia ormonale perché per avere 60 anni ha gli ormoni di una 30enne e quindi vanno abbassati i livelli per evitare che si riformi il tumore. Come se non bastasse sto stress, sempre a luglio si rifà viva la nonna materna, la stronza..e sorvolo sulle implicazioni psicologiche di questo ritorno..pesanti, molto.
Da giugno a metà dicembre problemi per l’assegnazione del relatore per la tesi, cambio tre volte i progetti di laurea, perché alla mia università ognuno si fa i cazzi suoi e nessuno ti avverte di nulla. Ora se ne parla a luglio e con un relatore che va rincorso perché sfattona e si scorda che esisti. Per non parlare dell’ultimo esame, neurofisiologia, che devo dare tra meno di 20 giorni..
A fine novembre mio padre decide che è ora di prendersi una rivincita su quest’anno di merda e partecipa a chi vuol essere milionario. Giorni e giorni di preparativi, tempo ed energie investiti in gran quantità, alte aspettative. È stato buttato fuori alla domanda da 2000€ dal pubblico che ha toppato in pieno la risposta. E vi assicuro che la botta è stata grande, non per i soldi che alla fine si fanno comodo ma sti cazzi, ma per il significato che aveva sta cosa per tutti noi. Dice bene mia madre “quest’anno appena alziamo la testa arriva un’altra mazzata”. Non so mio padre come riesca ancora a stare in piedi.
Intanto ho cominciato anche tirocinio, seguo la psicologa della asl che va nelle scuole a fare lo sportello di ascolto. Peccato che siccome la asl è quella che copre i municipi di Roma nord, e io invece abito a Roma sud, per stare nelle scuole alle 8 mi alzo alle 6 e mi faccio minimo un’ora di macchina in mezzo al casino, andata e ritorno.
Tanto per alleggerire ulteriormente il carico, tutto questo si è andato ad aggiungere ad una situazione strettamente personale non proprio rosea. Con la testa e il cuore da un’altra parte, da un’altra persona per la precisione. Con la consapevolezza che la sua presenza sarebbe bastata a farmi stare meglio e sopportare tutto questo. Che solo con lui vicino avrei potuto prendermi il tempo e la forza per metabolizzare, piangere e sfogarmi, invece di tenermi tutto dentro, ributtare giù le lacrime e indossare il mio sorriso migliore. Perché non puoi permetterti di crollare quando ci sono milioni di cose da fare, non puoi far vedere che stai male quando in casa c’è chi si sta facendo forza per non buttarsi giù. Non puoi farlo se sei sola ad affrontare tutto. E le amiche servono a non farti pensare, a farti staccare la spina..meglio di una sbronza. Ma lui, lui è quello di cui ho bisogno, la piccola oasi in cui potermi levare la maschera di quella forte e tirare fuori tutta la fragilità che ho dentro. Ma le cose sono sempre complicate, la semplicità non me la merito, solo qui posso farla facile..ma in realtà non lo è.
Ecco perché per un anno sono sparita, mancanza di voglia, mancanza di tempo e mancanza di presenza mentale. Da luglio ho mandato giù talmente tanto che ormai è come se vivessi nell’ovatta, mi sono distaccata da tutto per viverlo da fuori e non sentirlo dentro. È sorprendente come il cervello riesca ad anestetizzare se stesso per impedire al corpo e all’anima di cedere. E sono andata avanti per forza di inerzia, concentrandomi sui problemi di tutti tranne che dei miei, perché quelli non sono più abbastanza forte per risolverli..i cazzi degli altri invece mi tengono occupata. Ho cominciato anche l’analisi ad ottobre, un po’ per lavoro futuro, un po’ per bisogno. Ma fortunatamente di cose da tirar fuori ne ho talmente tante che per ora riesco a tenere fuori lui dalle sedute, perché non è il momento, non ancora, perché parlare di lui con l’analista vorrebbe dire aprire la diga e far straripare il fiume, e non è ancora il momento di levare gli spilli che mi tengono in piedi.
Perfetto, avevo detto niente post allegro e sono finita a scriverne uno disperato. Mentre l’intento era quello di scriverne uno ottimista. Riprendere in mano il blog è uno dei buoni propositi dell’anno nuovo per uscire dal bozzolo di ovatta e tentare di riprendere in mano la mia vita. Fare come ho sempre fatto: fare un bel respiro e buttarmi tutto alle spalle. Anche se stavolta è mille volte più difficile, perché in realtà non so neanche come fare. Però di questo blog credo di aver bisogno, una terapia alternativa in aggiunta a quella tradizionale! [toh guarda..un punto esclamativo..]
Ho voglia di liberarmi di questo vuoto che ho dentro, levarmi dallo stomaco questo peso che, da un anno, sento diventare sempre più grande.
Dovevo farla breve ma il flusso di coscienza è difficile da fermare..ed era un po’ che non parlavo con me stessa. Comunque questo è quanto, spero di riuscire a tenere aggiornato questo mio angolo e di ritrovare un po’ di quelle persone che mi hanno dato per dispersa.
Detto questo vi auguro un meraviglioso 2008, ma soprattutto lo auguro a me stessa [ci sto facendo talmente tanto affidamento su sto 2008, che se va male pure quest’anno non lo so sto giro come mi riacchiappo..]
PS: Ho appena scoperto che uno che stava nel mio liceo è capitato qui perché in un post di quasi 4 anni fa ho fatto il suo nome dandogli dello stronzo perché aveva estratto la mia lettera per gli orali dell’esame di maturità, e quindi sarei stata la prima. Tre commenti nel giro di cinque minuti con vari insulti...il fatto che si sia accanito così su un post di 4 anni fa, senza pensare che magari avevo le mie buone ragioni per preoccuparmi e che comunque era ovviamente uno sfogo dovuto al nervosismo [perché detta tra noi..non me lo inculavo allora, figuriamoci oggi], mi conferma che il cervello di certa gente smette di svilupparsi molto prima del dovuto..